E come potevamo noi cantare/ con il piede straniero sopra il cuore…”. Recita coì l’incipit della famosapoesia “Alle fronde dei salici” del grande poeta Salvatore Quasimodo. Ma è il secondo verso quelloche il Premio Nobel per la Letteratura nel 1959 sceglierà per dare il titolo ad una raccolta di versi uscitanel 1946, esattamente ottanta anni fa, e che l’anno successivo, accresciuta di due testi, assumerà il nome definitivo che tutti noi conosciamo ovvero “Giorno dopo giorno”. Una raccolta intrisa di dolore e forgiata con il dolore di una nazione ridotta in macerie, l’Italia, uscita sconfitta dal secondo conflitto mondiale, e che aveva conosciuto della guerra il volto più atroce e disumano soprattutto nel periodo della lotta di liberazione dal dominio nazifascista fra il 1943 e 1945 costellato di stragi, violenze, ma anche di limpidi atti di eroismo. Un dolore intimo e universale allo stesso tempo impresso in modo indelebile nei volti e nel cuore di chiera sopravvissuto e che, ad e...
A luci spente, e possibilmente a cellulari spenti, in teatro si compie una magia. Sopra il palco succedono cose, attori entrano, parlano, recitano, ballano, cantano, le scene e i costumi cambiano, la storia si dipana. È la cosa più antica del mondo, nata quando l’uomo ha sentito la necessità di raccontare storie e trasmettere emozioni agli altri. Un attore, un pubblico. Dal cantastorie al teatro classico, dalla narrazione all’assenza di parole, dal teatro-danza al meta-teatro, il teatro funziona se ci sono attore e spettatore, anche solo uno per parte. Lo spettatore di teatro non è mai passivo perché partecipa al fondamento arcaico del teatro vivendo di quel momento e di quell’empatia che si crea con colui che è in scena; l’attore vive della forza di quanto riesce a trasmettere al suo pubblico. In quel buio, quando la magia teatrale si sta compiendo lasciando la realtà al di fuori, si accende la luce di un’altra magia, quella di chi, il giorno dopo, porterà il teatro su un foglio ...