AI sommo del suo grande arco di luce
l'affaticato secolo già imprime
La cinquantesim' orma;
e a te, laminoso astro, che sublime
lo signoreggi, sospirando egli alza
gli scintillanti occhi, e stendendo il dito
l' arduo cammin ti accenna onde è salito.
Guardalo, o sol: di lagrime e di sangue
a grado a grado orrendamente ei fuma,
e più sale il sentier, più cresce il pianto
e le strida e i lamenti
delle misere genti! ^
Elle di gir si affannano, e la donna
che a lor va innanzi, e Libertà si noma,
caduta è in sui ginocchi al passo estremo
del secolo che incede:
una sanguigna Erinni incoronata
l' adunca man le caccia entro la chioma
e per lo cor la flede;
ma la donna straziata,
— son la figlia di Dio,
grida, o malvagia, tu morrai, non io. —
Deh! per quel primo amor che nel profondo
dei ciel ti spinse, e — Splendi alP uom, ti disse,
e a lui fa lieto di tua luce il mondo —
al gran comandamento
deh! obbedisci, o bel sol; splendi una volta
sulle gioie dell' uom, che assai vedesti
delle nostre sciaure!
Stanchi noi siam di piangere: e tu ascolta
degli affannati popoli le grida
che tutti han la pupilla in te rivolta!
Con le catene ai pie, contro alla furia
di schiavi armati, e sotto i lampi e i colpi
di scettri insanguinati
noi col secol Siam corsi insino al mezzo
del fatale viaggio,
per toccar l' anno che al tuo dolce raggio
tutto quanto s' informa:
or che tu ci governi, avrem noi pace?
Questi tiranni che di sangue umano
fatto un orribil lago han della terra
ancor ci daran guerra?
Oh no: tu noi vorrai! Vedi? Natura '
che ti scelse ministro, a te distende
oggi le afflitte braccia,
e ti grida: — mio sol! fammi vendetta!
Guai, tiranni, guai! pallida, oscura
è a voi del sol la faccia
che tutta un riso ai popoli risplende:
è suo quest' anno! Verità, Giustizia
segnato ha sulla fronte il gran pianeta
imagine di Dio!
Voi noi godrete, iniqui: ei per T umana
famiglia abbella 1' universo, e voi,
barbari, la uccidete? oh razza insana.
or t'aduna, se puoi,
or via, t' arma, congiura
contra il vendicator della natura.
Chi può far che il sereno etra non rida
al benigno tuo raggio?
Chi toglie ai poggi, ai campi
la letizia degli arbori e dei fiori
onde tu, o sol, li vesti e gì' incolori?
Chi dice al mar che nieghi
a te di sue lucenti acque lo specchio?
All' Iri che non brilli
dinanzi a te sul nembo?
Le penne, il canto degli augei, le squame
vaghissime dei pesci,
l' oro, le gemme, i lucidi lapilli
chi nasconde al tuo sguardo?
Chi dice al mondo: — Or più non sarai bello
de la bellezza che ti vien dal sole?
Pure alla umana prole
si vieta queir amor di che raggiando
tu l' avvivi e alimenti !
Se tu non ne accendessi, or forse noi
penseremmo? ameremmo?
E il più vergine amor, che ne sublima
a vagheggiare in Dio nostra natura.
non è r amor di Libertà? deh struggi
d' un tuo folgore, o sol, dentro la scura
che li circonda, tenebria d' inferno
questi avversari tuoi;
ché allor con 1' altre creature lieto
l' uom libero vedrai
sorger cantando a gloriar la luce
che lo move e conduce.
E in questo amor sorelle
son tutte ornai le genti
varie d' usi e di culti e di favelle;
né un popol sol tu vedi
la cui terra non sia fatta vermiglia
da' propri figli a Libertà devoti.
Tutte le sparse membra
della umana famiglia
move una forza arcana, un inquieto
disio di giugnimento! e i vivi ingegni
di tua favilla accesi
tra le fendute rupi, e sui domati
dorsi dei mari affidan carri e navi
all' ignito vapor che interminati
spazi trasvola a far più e più frequenti
gli amplessi delle genti.
Ahimè! che a nostro danno
deiruman saper tornan le prove.
perchè ogni vil tiranno
le usurpa a spinger furiosamente
sui popoli la morte!
Perchè, dunque, perchè, se tanto affetto
lega i cor' dei mortali,
se a tutti il patrio suol tu fai diletto.
perchè raovon con ira a farsi a brano
l' una gente con 1' altra?
E chi le incita a questa rabbia? a cui
Giovan le mozze teste, e gli squarciati
petti? e il vedo vii pianto?
— Perchè 1' aureo lor manto
vagheggino i tiranni ! — Oh ! s' egli è vero
che tu, signor delle armonie dei mondi.
questa terra fecondi
perchè lieto il mortai ne goda, e niuno
incontro a te si adiri.
oggi tu certo fiaccherai gli audaci
che turban V opra tua ! la santa donna
che gemendo ancor giace
sotto r ugna purpurea, dì forza
E di bellezza innoverai! sul morto "*
corpo della caduta Idra sorgendo
ella torna a spiegar la sua bandiera
che porta Carità, Speranza e Fede!
Di tua luce è vestita;
un'aura dolce erra i bei fior cogliendo
dagli avelli dei martiri e al divino
capo li gira: il ciel, l'acqua, la terra
suonan V inno e T evviva intorno intorno:
oh benedetto giorno!
Giorno d'amore, io ti vedrò? deh! fosse
l'ultimo ancor di questo or giovinetto
anno di vita e di speranza! almeno
in quel di salutarti,
caro sol, potess'io
dalle montagne del paese mio!
(Corfù,gennaio 1850)
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